Permesso di soggiorno della drammaturgia

Permesso di soggiorno della drammaturgia

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Quello che stiamo per leggervi non è un manifesto, non è una carta dei diritti, non è una dichiarazione e neanche un patto. C’è tutto quello che si sono detti drammaturghi, scrittori, maestri e allievi durante il Laboratorio di Drammaturgia Attiva della compagnia babygang di Milano.


Oggi in rappresentanza del Centro Nazionale di Drammaturgia italiana per la sezione di Milano, vi leggiamo il permesso di soggiorno della drammaturgia:

1. La drammaturgia non è fatta solo di parole. Nella drammaturgia c’è scenografia, c’è coreografia, c’è luce, c’è vita. Le definizioni della drammaturgia sono tante; ma non è che se non troviamo la definizione buona per tutti non possiamo continuare a scrivere.

2. La drammaturgia non è noiosa, non è pesante, non è vecchia, non è distaccata dalla realtà e non è arida. La drammaturgia è uno strumento per restituire la realtà, e bisogna saperla usare. Se la usiamo male, non è certo colpa sua. Date la colpa alla chiave inglese, se l’idraulico non vi aggiusta il rubinetto e si prende 100 euro per l’uscita?

3. Il teatro e la drammaturgia sono vivi. Se non vi piacciono, potete dirlo a fine spettacolo, ma non solo. A teatro potete applaudire. E fischiare. E urlare. E andarvene. Soprattutto potete dire agli autori cosa non vi è piaciuto. Il teatro è vivo, quindi imprevedibile, e, come la vita, si può sempre migliorare.

4. La drammaturgia ha il diritto e il dovere di parlare alle persone delle persone. La drammaturgia è un filtro, che gli autori riempiono di contenuto. Avvicinatevi a un autore e raccontate le vostre storie, visto che sarete voi i protagonisti delle sue notti insonni. Vi dico un segreto: gli autori hanno sempre bisogno di storie da raccontare.

5. La drammaturgia parla al pubblico, ma bisogna prenderlo da piccolo.

6. La drammaturgia ha il diritto di innamorarsi delle idee e il dovere di sbagliare, riprovarci, sbagliare ancora, cambiare idea e ricominciare. Per questo necessita di spazi. La drammaturgia non è una scienza esatta, ci vuole tempo per sfornare capolavori.

7. La drammaturgia c’è da millenni, è vero, ma è viva e vegeta e combatte tra noi. E allora perché continuare a produrre e vedere Euripide e Pirandello e non provare ad assaggiare qualche nuovo autore? Giusto per curiosità, alcuni sono bravi, sapete? Si possono organizzare letture, mise en espace, rassegne, aperitivi, simposi, riviste, portali web, audiolibri, app per il cellulare, concorsi…

8. Se il problema è che non avete tempo per la drammaturgia, o non avete soldi, voglia, forze o magari vi manca la fantasia… eccoci, siamo qui. Non ci tireremo indietro, possiamo darvi una mano. Possiamo preparare il rinfresco. Oppure fare le pulizie. Non pretendiamo niente, per la drammaturgia, lo facciamo volentieri.

9. La drammaturgia non appartiene agli operatori, ai luoghi dove nasce e neanche al pubblico. Appartiene a tutti. Se vogliamo che la nuova drammaturgia parli a tutti, dobbiamo fare in modo che tutti possano mettere una parola nella scelta delle drammaturgie da diffondere. Sottoforma di un organo consultivo misto nelle case editrici, di giuria popolare di un concorso, di una commissione di lettura nei teatri di produzione. Ci mettiamo un autore, un regista, un critico, un attore, un pensionato e uno studente. E un idraulico. L’Italia è un Paese di scrittori che non leggono e teatranti che non vanno a teatro, farà bene a tutti.

10. Già il giorno dopo giorno è difficile; dobbiamo arrivare a scrivere l’ennesima motivazione, originale e pirotecnica, ironica ma non troppo, per convincervi a cercare la bellezza?

Autrici Carolina Della Calle Casanova e Chiara Boscaro

 

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